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Don Camillo

Don Camillo è il pretone della Bassa sempre pronto a litigare col suo amico-nemico di sempre Peppone, addirittura non gli dispiace affatto alzare le mani nei casi più estremi e accesi.
Nonostante questo è lui il portatore di una fede dai caratteri antichi, tradizionali, attaccati ai valori della terra. Il prete della Bassa è nato in quella terra, e di essa capisce ogni sfumatura, e cosa ancora più importante, è in grado di capire chi ci vive sopra.

Don Camillo è un prete di campagna, e come tale, conosce bene la fatica del lavoro nei campi.
Nell'opera di Guareschi il lavoro assume un valore particolare: le mani sono il lavoro dell’uomo; sono la fatica del vivere quotidiano, sono anche (e ciò succedeva abbastanza spesso a Peppone) ciò di cui ci si serve… per prendere a pugni una persona: il segno della forza dell’uomo.
La fede quindi passa per le mani che servono per lavorare, è nelle mani dell’uomo che deve collocarsi la presenza di Dio, dentro alla fatica quotidiana del vivere.
Don Camillo ama la sua terra, le viti, i campi e tutte le persone che su di essa vivono.

Questo amore per la pianura si fa concreto quando don Camillo è costretto a confrontarsi con un’altra realtà: la montagna.
Guareschi ambienta tre racconti della saga di Mondo piccolo in montagna: “Delitto e castigo” e “Ritorno all’ovile” in Don Camillo, e “Storie dell’esilio e del ritorno” in Don Camillo e il suo gregge.
Lo schema narrativo è più o meno lo stesso: don Camillo perde la pazienza e in un momento di forte ira muove le mani con eccessiva libertà; la causa è sempre la stessa: la politica. Quindi il vecchio vescovo pensa di mandarlo in soggiorno obbligato in un paesino di montagna.

Nell'ultimo racconto citato don Camillo si ritrova in esilio in un ambiente estremamente sconsolante:
Monterana era il paese più disgraziato dell’universo. Quattro catapecchie di sassi e fango, e una delle quattro catapecchie era la chiesa e la si distingueva dalle normali case perché aveva di fianco il campanile
.
È qui che la figura di don Camillo assume toni anche drammatici, ne è un esempio l’episodio in cui il pretone della Bassa scende al paese, a quattro giorni dal suo arrivo passati in un letto, per prendere e portare nella sua nuova dimora il suo amico più caro, quello da cui non può mai separarsi: il Crocifisso dell’altare maggiore.

In questo episodio sembra quasi che Guareschi descriva una vera e propria via Crucis, protagonista è don Camillo, che pur di avere con sé il suo Cristo, affronta la fatica enorme della salita.
In questo nuovo contesto, però, don Camillo si sente fuori posto, come dice lui stesso, si sente come “un transatlantico chiuso dentro uno stagno”.
Il prete della Bassa non è fatto per la montagna. Egli è figlio della sua terra e a questa farà ritorno, trovandola sommersa d’acqua dopo l’alluvione.

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Fernandel

 

Vignetta don Camillo in bicicletta

 

Don Camillo andata...

 

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